Il dono più grande

“Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”. Ripetetele come un mantra. Anche se le avete già pronunciate sull’altare, anche se non le avete ancora pronunciate, anche se le vivete come la cosa più romantica. Certo lo è… ma cosa fareste se vi toccasse davvero tener fede a questa promessa? Per istinto di protezione o di pura sopravvivenza, di solito tendiamo a fermarci alle cose belle – nella gioia… nella salute… – senza pensare alle difficoltà che potrebbero capitare, ma se capitassero? Cosa fareste?

Irene non ci ha pensato su due volte. Irene per amore del suo grande amore, l’amore della sua vita, ha donato una parte di sé, fisicamente. Irene è Irene Vella, una giornalista in gambissima (suoi sono i servizi del programma “X Style” e “Verissimo” su Canale 5) e una scrittrice ironica e pungente, nonché un’amica: ci siamo conosciute per lavoro anni e anni fa e ora facciamo il tifo l’una per l’altra. La sua ultima creatura è il libro “Sarai regina e vincerai”, edito da Piemme edizioni, ora in tutte le librerie, che racconta la sua fiaba d’amore: quella tra lei e suo marito Luigi, un matrimonio, una figlia – Donatella, 17 anni – e poi il buio. Lui, sportivo, atletico, sanissimo, si sottopone a una visita: la diagnosi è insufficienza renale cronica e la prospettiva è la dialisi a vita. O un trapianto. La brutta notizia avrebbe potuto far crollare tutto. E invece. All’improvviso Irene scopre che le banalità che si dicono sul valore delle piccole cose o sulla fragilità della felicità, sono tutte drammaticamente vere. Ma è vero anche che l’amore ti dà risorse che non credevi di avere. Infatti la decisione viene da sé: donerà a Luigi un suo rene, affrontando la battaglia più difficile e vincendola, insieme. Tanto che è la prima donna italiana donatrice di rene ad avere avuto un figlio. Questa è la sua storia.

La cover del libro di Irene Vella “Sarai regina e vincerai”

Come mai questo titolo? “Ti rispondo con uno stralcio dal mio libro: «Quando avevo dieci anni, mia madre si presentò con un quadro di tricot che recitava: «Sarai regina e vincerai: tutte le cose che vorrai diventeranno realtà». Neanche la Disney aveva mai osato tanto. Il problema è che io ci ho creduto»”.
Cos’è per te la tua famiglia? “È la luce in fondo al tunnel, è la mia forza, la mia ancora di salvezza, tutto quello che sono lo devo alla gioia che mi danno i miei figli e mio marito, senza dimenticare i miei genitori che hanno messo dentro di me tutto l’amore che adesso sono in grado di trasmettere agli altri”.
Luigi: come hai capito anni e anni fa che era lui il tuo grande amore? “Io l’ho capito subito, anche se era la terza volta che ci presentavano. Quando dopo qualche giorno che stavamo insieme mi ha detto: “Sappi che se tu dovessi rimanere incinta e fosse un maschietto, io vorrei chiamarlo Gabriele come zio”. Lui non poteva immaginare che io anni prima avessi perso il mio adorato cugino/fratello per un incidente stradale, si chiamava Gabriele. Avevo giurato a me stessa che mio figlio avrebbe portato il suo nome… Lì ho capito in un secondo che lui era quello giusto, quale maschio di 28 anni pensa ai suoi futuri figli la prima settimana che esce con te?”.
Dalla comunione dei beni alla comunione dei reni: ma come ti è venuto in mente di donare una parte di te a tuo marito, oggi che nemmeno più tra coniugi ci si dona una carezza? “Ti rispondo con una frase del libro: “Poi è arrivato Luigi che in un giorno di gennaio mi ha abbracciato così forte che tutti i pezzi rotti si sono attaccati di nuovo insieme. Come per magia. Ed ho capito di non aver mai amato per davvero. Ed ho capito di non essere mai stata amata per davvero. Perché la verità è una sola: se ti ama ti viene a prendere. Ovunque tu sia. Ti trova e non ti lascia più. Luigi mi ha scelto, ha voluto me e tutti i miei difetti, il mio disordine, la mia gelosia retroattiva e futura, il mio amore per lui matto e disperatissimo”.
Esito della diagnosi di Luigi: disfunzione renale. Cosa provasti? “Ho avuto paura di perderlo, ho avuto paura che il mio principe azzurro mi lasciasse da sola nel mio castello, che senza di lui non avrebbe più avuto motivo di esistere. Ho odiato tutto e tutti, me la sono presa con il mondo e l’unica domanda che riuscivo a pormi era: Perché noi? Perché lui? Poi mi è bastato fare un giro nell’ospedale per capire di essere anche fortunata, noi avevamo una soluzione: dialisi e trapianto. Per altre malattie non ci sono soluzioni. Quindi mi sono rialzata, ho pianto tutte le mie lacrime e ho deciso di combattere sempre con il sorriso”.
Hai mai avuto paura che il trapianto non potesse funzionare, che il tuo gesto fosse andato invano? “Quello mai, io sono una persona ottimista di natura. Nemmeno per un secondo mi ha sfiorato l’idea”.
Sono passati 12 anni: oggi lo rifaresti? “Lo rifarei mille volte più una. È sempre stata la scelta giusta”.
Tu che l’hai fatto, sai spiegarci come si fa a tramutare in fatti “in salute e in malattia, nella buona e nella cattiva sorte”? “Con l’amore. La chiave di lettura è sempre quella. Se tu ami la persona con cui hai deciso di passare il resto della tua vita non puoi immaginare nemmeno per un secondo di rimanere senza. Luigi è il mio migliore amico, il mio amante, il mio amore, il padre dei miei figli. È la metà della mia mela. Noi ci amiamo, litighiamo, facciamo l’amore, ci tiriamo i piatti, e ci prendiamo in giro da sempre. Amore, dialogo e ironia, queste sono le chiavi di lettura per una vita coniugale serena. Almeno con noi ha funzionato”.
Com’è cambiata la tua vita dopo il trapianto? “A parte l’utilizzo quotidiano degli immunosoppressori, è uguale a prima. Anzi più bella, perché la viviamo con una consapevolezza diversa, la normalità è sottovalutata, tutti la danno per scontata quando c’è, come la felicità. Io amo la nostra quotidianità fatta di tazze per la colazione, tavole imbandite per le cene con i nostri amici e poter dare il bacio della buonanotte e del buongiorno ai miei figli. Sono una donna fortunata, mi accontento di poco”.
Cos’hai imparato da quell’episodio? “Che tutto può cambiare da un momento all’altro, per questo vivo la vita a mille, non voglio avere il rimpianto di non averla vissuta al massimo”.
Oggi ti senti un po’ regina? Puoi dire di aver vinto nella vita o ti manca ancora qualcosa per essere davvero felice? “No, io sogno che la mia vita continui così, vorrei solo che il “nostro” rene durasse per sempre… come un diamante. Perché la nostra “nocciolina” (così l’ho ribattezzato nel libro) è la nostra pietra preziosa”.
Sogni nel cassetto? “Visto che quando si sogna bisogna farlo in grande mi piacerebbe che la nostra storia diventasse un film, perché in realtà lo sembra davvero un pochino”.
Un consiglio alle giovani coppie all’ascolto? “Non smettete mai di litigare, parlare, fare l’amore. Se c’è un problema parlate, non lo tenete per voi, solo così si possono risolvere. E per le giovani coppie con figli piccoli di ritagliarsi sempre un po’ di spazio per continuare a essere fidanzati e non solo genitori, l’amore va coltivato. Ah, e sorridere. Sempre”.

Irene con la sua bellissima famiglia

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L’eternità in un istante

Tutti noi sin dalla nascita siamo proiettati nell’immortalità: a nessuno a nessuna età viene in mente che prima o poi, un giorno, non ci saremo più. Per questo tendiamo a procrastinare, a rimandare a domani quello che non abbiamo voglia di fare oggi, dicendo: “Tanto c’è tempo”. C’è tempo domani per scrivere quell’articolo che oggi non ho voglia di scrivere, per mettersi a dieta, per chiedere scusa, per progettare una vita insieme, per organizzare un matrimonio, per fare un figlio… C’è tempo domani, tanto abbiamo tutta la vita davanti. Un orizzonte di spazio infinito per tentare di essere felici, per provare a vivere. Che di solito la parola fine compare solo prima dei titoli di coda, e i titoli di coda in un’esistenza scorrono solo in prossimità di quella comune ai più come vecchiaia.

Ma se così non fosse? Se il destino volesse tirare il sipario e far finire lo spettacolo molto prima? Se a trent’anni tu fossi costretto a vivere, conoscendo già più o meno la data di scadenza? Se fossi costretto a consumarti, a darti tutto nel minor tempo possibile, cosa faresti? C’è chi si dispererebbe forse per tutto il tempo perso prima e rimarrebbe pietrificato dalla paura nell’attesa che la luce si spenga; e chi invece tenterebbe di sovvertire il destino, di provare a cambiare le carte in tavola, tentando di vivere fino in fondo, senza farsi poi troppe domande su cosa succederà domani. Perché domani potrebbe anche non arrivare mai.

“Non chiedo tanto: arrivare ai 50 anni e poi quello che deve succedere, succeda…”. “Eh, ci proviamo, vediamo…”. Una risposta poco incoraggiante, specialmente se tu hai 33 anni e a dartela è il tuo medico, che sa tutto della tua situazione, molto più di quello che sai tu. Potrebbe essere anche destabilizzante, indurti a non reagire più, a smettere di lottare, tanto se non posso sognare la vecchiaia, che differenza può fare un anno in più o in meno? E non è facile nemmeno per chi sta accanto: che coraggio ci vuole andare incontro a un destino così avverso, al fianco di colui che avresti abbracciato per tutta la vita, chiedendoti fino a quando durerà? Sarebbe più facile scappare via prima dal dolore, anche se non è così certo che si soffrirà di meno. Perché se un amore è grande, è impossibile stargli lontano, è più forte della paura di soffrire, della voglia a volte di fuggire.

Ieri ci hanno comunicato che la seconda tac di controllo è andata bene, che l’inquilino molesto pian piano sta facendo i bagagli, anche se ci vorrebbe davvero un miracolo perché se ne vada via del tutto. Noi stiamo lavorando per quel miracolo, per il nostro lieto fine, senza troppe aspettative. Una fiaba dai piedi per terra, amo definirla io. Ogni tre mesi avremo l’esame, un’occasione per capire, oltre a se le cure stanno facendo effetto, se stiamo agendo bene oppure no, se ci stiamo giocando tutte le nostre carte oppure no. Se ci sarà ancora tempo oppure no. A trent’anni non abbiamo un orizzonte infinito davanti, ma per ora abbiamo un orizzonte, e questo è ciò che conta. Di tre mesi in tre mesi proveremo a fare quello che i nostri coetanei di solito progettano a lunghissimo periodo. Non avendo a disposizione l’eternità, proveremo a racchiuderla in un istante dietro l’altro.

Perché “la vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. Quindi, canta, ridi, balla, ama, piangi e vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi”. Che di solito l’eternità ce la prefiguriamo così lontana, così immensa, ma poi sta tutta qui: in un attimo che valga la pena di essere vissuto, nel sorriso di chi vuole meritarsi istante dopo istante.

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Amore stra-ordinario

Tra le conoscenze – ma questa è quasi più un’amicizia – ho Irene, una collega conosciuta anni fa per un’intervista in una rivista per cui lavoravo, con la quale poi si è instaurato un bel rapporto, fatto di complicità e affinità. Una di queste è l’argomento del suo prossimo libro, di cui vi parlerò a breve in uno dei prossimi post, ovvero il grande amore che ha per suo marito, al quale ha donato non solo il suo tempo e due figli, ma anche una parte di se stessa: un rene, per evitargli la dialisi a vita. Una scelta ponderata, ma presa senza pensarci troppo e senza ripensamenti, onorando le promesse che fece al suo Luigi, ormai vent’anni fa, ma senza quasi rendersene conto.

Questo mi ha dato l’idea per lanciare un altro #sondaggiodellaFrancina su Facebook, ovvero: qual è stato il gesto d’amore più incredibile e straordinario che avete fatto nei confronti del vostro coniuge? O se ancora non vi è capitato di vivere situazioni di particolare difficoltà (e spero che non vi accada mai!), che cosa sareste disposte a fare per l’altro? Ancora una volta leggere le risposte è stata una rivelazione: coppie che magari non erano state messe alla prova dalla vita, ma che comunque erano pronte a investire tutto per il bene dell’altro, partendo dai piccoli gesti di ogni giorno.

Anche scegliere di non scappare davanti a un destino incerto, a un futuro zeppo di incognite, a una vita in cui una delle costanti sarà l’ospedale, la paura di non sapere l’esito, il terrore di rimanere soli è un gesto considerato eclatante agli occhi dei più. Anche ai miei nei giorni più difficili lo sembra, poi invece mi rendo conto che era l’unica scelta che potessi fare, l’unica strada da percorrere se quello che ci lega è amore davvero. Perché alla fine le decisioni che prendiamo, le scelte che facciamo non sono quasi mai dettate solo da quello che vogliamo, ma soprattutto da quello che sentiamo nel profondo: se l’amore c’è, le promesse si mantengono anche senza andare a riesumare il foglietto su cui le si aveva scritte. E soprattutto, anche la cosa più straordinaria appare normale, naturale agli occhi di chi la fa. Perché l’amore ha il potere di farci fare cose incredibili, di farci credere di essere invincibili e di riuscire anche a esserlo.

“Ho vissuto tre anni in un posto che odiavo” – Valeria
“Potrà sembrare retorica, ma credo di fare ogni giorno gesti semplici rendendoli straordinari. Per esempio, io odio stare al telefono, ma con il mio ragazzo riusciamo a sentirci al giorno più o meno quattro ore, pur vedendoci tutte le sere… Ok, non é un gesto eclatante, ma a me sembra un gesto stupendo perché fatto e affrontato per e con amore! Insomma, per me ogni gesto fatto per far star bene l’altro può essere definito straordinario!” – Stefania
“Nessun gesto eclatante, e non so nemmeno dire se e cosa sarei disposta a fare nel momento della prova… Però mi sono guardata con lui tutti gli episodi di Star Wars, Star Trek (non ho ancora capito come si scrive!), Ritorno al futuro… solo per renderlo felice! Faccio ancora una gran confusione con tutti i personaggi e i nomi, ma qualche battuta l’ho imparata e lui si illumina! La grandezza di un gesto si misura con un righello diverso in ogni relazione” – Serena
“Ho lasciato tutto per seguirlo in Toscana: lavoro, amici, famiglia. Ho lasciato tutto perché sapevo che ne sarebbe valsa la pena… e a oggi sceglierei ancora lui, sempre! E poi ho sopportato 13 ore di travaglio senza insultarlo per renderlo padre (vale anche questo come gesto, vero?!)” – Francesca R.
“Nessun gesto eclatante, l’ho accolto e amato da subito; da quando l’ho conosciuto e lui aveva mille problemi per la mancanza di sua madre morta alla sua nascita. L’ho amato quando a 38 anni mi sono ritrovata fuori da una sala operatoria dopo che il cardiochirurgo mi aveva detto che non mi assicurava di salvarlo. L’ho amato quando dopo un mese è tornato dalla riabilitazione e mi sembrava un nonnino. Abbiamo pianto insieme, sperato insieme, gioito insieme. L’ho amato nei giorni di musi lunghi e fatiche. L’ho perdonato quando sbagliava perché pensavo di avere bisogno a mia volta di essere perdonata . Insomma, ho sempre pensato alle promesse fatte davanti a Dio e l’ho amato e lo amo tuttora!” – Rosi
“Il gesto più grande è stato prendermi cura di Jacopo, “tirarlo fuori” dal suo essere orso, dal trascurarsi, dal non pensare a quanto sia bella come persona sia dentro che fuori. Da quando stiamo assieme mi sono sempre presa cura di lui, dal tagliarli la barba, i capelli, coccolarlo nel vero senso della parola, dallo spronarlo quando è giù, quando il lavoro è pesante, quando sportivamente parlando non si sente al massimo e invece ogni giorno mi impegno a renderlo speciale e importante. Lui è molto paziente nei miei confronti e il fatto di averlo sempre al mio fianco, soprattutto quando i problemi di salute mi assillano, dell’ansia di fare l’ennesima risonanza magnetica, e l’angoscia di un esito che spesso mi mette paura, è fondamentale ed è anche uno dei motivi che mi danno la forza di andare avanti e di essere sempre più consapevole del nostro rapporto e della scelta di convolare a nozze” – Francesca B.

Foto dal sito www.giornalettismo.com

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La consapevolezza di non sapere

C’è un detto che recita più o meno così: “Chi sa, fa. Chi non sa, insegna”. Mai come oggi lo trovo perfetto e calzante per me. Da qualche anno, infatti, son passata dall’altra parte della cattedra per parlare di un argomento che mi piace particolarmente e che pratico settimanalmente, ovvero scrivere un blog. Ho cominciato ormai quasi tre anni fa in una scuola media di provincia, per poi passare ai corsi per event planner organizzati dall’architetto dei sogni Angelo Garini, fino alla più recente esperienza durante Wedding update, la convention per chi lavora nel mondo del wedding organizzata da AV Communication a Napoli, dove sono stata invitata a tenere un workshop sull’importanza del blog all’interno di un sito aziendale per farsi conoscere e promuovere il proprio brand.

La mattinata è trascorsa nell’aula principale, dove si sono susseguiti una serie di importanti interventi: Giuseppe Rollino, sull’importanza della web reputation; Angelo Garini, che ha svelato i fondamentali per la creazione di un evento; Rosario Sorrentino, sull’importanza della programmazione neurolinguistica per una comunicazione efficace e Irene Gentile, sull’importanza del saper ascoltare per poter comunicare. Nel pomeriggio, invece, nelle varie aule si sono tenuti dei brevi seminari sul mondo digital e social, sulla comunicazione e sul mondo del wedding: tra questi, il mio. Aver già provato a fare un’esperienza non ti prepara mai all’emozione di una simile: l’aver già ‘insegnato’ non mi ha impedito di avere la tremarella alle gambe e la gola secca, quando ho dovuto cominciare a esporre davanti a più di cento persone. Persone che avevano scelto il mio corso (in contemporanea si svolgevano gli altri), che avevano scelto di ascoltare me: non potevo certo deluderli. In uno scambio diretto di opinioni e battute, in un dialogo amichevole e costante, mi sono resa conto che sono fortunata ad aver la possibilità di condividere con gli altri ciò che ho imparato fin qui, perché anch’io così ho la possibilità di imparare cose nuove: dalle loro domande, dai loro interventi, ho capito ancora di più dove posso migliorare, in cosa devo essere ancora più preparata. Mi sono messa a loro totale disposizione e ne sono uscita nuovamente rafforzata, nel mio essere e nella mia professione. E che soddisfazione poi ricevere i complimenti e le critiche post intervento: commenti che hanno aumentato la consapevolezza dei miei limiti e delle mie capacità, facendomi intravedere fin dove posso ancora spingermi e facendomi capire, però, di essere sulla strada giusta.

In aula durante il Wedding update

Perciò, grazie agli organizzatori di Wedding update per avermi scelta per quest’esperienza: formativa non solo per chi era lì ad aggiornarsi, ma anche per me. “So di non sapere”, disse un saggio molto tempo fa. E con questa forte consapevolezza, riparto da qui.

Sul palco con gli altri relatori

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L’insegnamento più bello

Le cose più importanti sull’amore le ho imparate senza dubbio vivendo. E osservando. È da questa riflessione che in settimana mi è venuto spontaneo lanciare l’ennesimo ‘sondaggio della Francina’ su Facebook, chiedendo ad amiche e amici cos’hanno imparato loro dell’amore dai loro genitori e dai loro nonni. Le risposte come sempre lasciano senza fiato per quanto realismo misto a dolcezza emanano.

Io personalmente ho imparato tanto dal nonno Ino: ho imparato che non importa quanto arrabbiato sei con tua moglie, nei tuoi sogni comunque continuerai a dedicarle canzoni d’amore e quando fingerai di allontanarti da casa per farla preoccupare o per non sentirla urlare, alla fine tornerai sempre da lei. Ho imparato dalla nonna Isetta che è importante avere una linea comune e condivisa nell’educazione dei figli e a ringraziare Dio ogni giorno per il dono dell’amore e della famiglia. Ho imparato dalla nonna Teresa che un grande amore rimane tale per sempre, nonostante lui non ci sia più e tu debba affrontare la vita da sola per più di vent’anni. Ho imparato dai miei genitori che una crisi o più possono capitare in una coppia: sta a noi e alla nostra volontà di ricominciare, di dialogare, di divertirsi insieme, non lasciare che segnino e righino il nostro cielo.

Ecco quello che le mie amiche e i miei amici hanno imparato da coloro che amano: perché come diceva sempre mia nonna, “L’amore non si insegna a parole, ma con l’esempio”.

“L’insegnamento più bello? Sicuramente quello del nonno Francesco. Dopo la scomparsa della nonna Rica, non l’ho mai visto frequentare né “portare a casa” altre donne. E non parliamo di un anno di solitudine, ma di almeno 20. Se questo non è amore…” – Mara
“Io amo i miei nonni materni, anche se ora non li ho più qui fisicamente con me, sono cresciuta con loro. Mio nonno era uno di poche parole, molto tranquillo e pacifico, mia nonna era una peperina, non facile da gestire, ma lui la accettava così com’era, le lasciava tutto lo spazio che voleva, però se c’era qualcosa che non gli andava a genio, allora sì che si faceva sentire: mi ricordo ancora le discussioni in sardo, io ridevo come una matta! Ecco cosa mi hanno insegnato: ad accettare l’altro cosi com’è. Sono ricordi che mi porterò dentro per sempre…” – Valentina
“I miei genitori mi hanno trasmesso il senso della tenerezza: l’immagine che conservo di loro da che ricordo e che tutt’ora mantengono è quella di una coppia che cammina tenendosi per mano. Perchè l’amore è prendersi cura dell’altro, nei piccoli gesti del preparare la tavola della colazione alla sera perchè sia pronta per chi si alza presto la mattina, nell’andare a cercare l’altro per parlare e chiarirsi anche se si è convinti di aver ragione e diventa difficile fare il primo passo… Mi hanno insegnato a mostrare agli altri solo il meglio della coppia, non per farsi vedere belli o per fingere quello che non si è, ma semplicemente perchè i problemi si affrontano e si superano insieme, non di certo facendo i musoni a una festa a cui si è invitati o parlando male del partner con gli amici solo perchè si è litigato; il tempo e lo spazio per chiarire sono privati e personali e richiedono forza e perseveranza. L’insegnamento più importante è che la ricetta se la deve inventare in ogni coppia, ma gli ingredienti base non devono mai mancare!” – Serena
“La mia nonna materna ha sempre detto che il segreto di un’unione sta nel non andare mai a letto arrabbiati: si parla e si chiarisce tutto, si fa pace anche se si deve stare alzati, perchè dormirci sopra non fa cambiare niente e aumenta le distanze. Da solo, ciascuno rimugina e si convince delle sue ragioni, proiettando sull’altro cose negative dettate da una rabbia momentanea. L’unica è parlare! Invece i miei genitori mi hanno dimostrato la compattezza: di fronte ai figli e al mondo la decisione presa era comune e portata avanti insieme. Solo crescendo abbiamo capito che non sempre tutto era davvero condiviso, ma una volta fatta la scelta diventava di entrambi, per remare tutti e comunque dalla stessa parte” – Silvia
“Io so che mamma ha amato tanto papà, purtroppo quando avevo otto anni l’ho perduto. Dopo 15 anni ancora mamma risente tanto della sua mancanza, dopo trent’anni insieme, tre figli, tante controversie e tanti episodi felici. Oggi l’esempio d’amore più vivido che abbia mai visto è quello di mio fratello con mia cognata, stanno insieme da 21 anni, è da quando ho due anni che li vedo insieme, sempre, si sono sposati sei anni fa dopo 15 anni di fidanzamento. Ancora oggi si fanno pensieri inaspettati, lui a San Valentino le fa pubblicare l’annuncio sul giornale, ne ha collezionati a iosa nel corso degli anni, non è così scontato amarsi così dopo tanto tempo” – Gabriele
“Mio nonno (dalla parte di papà) ha curato mia nonna malata di Alzheimer fino alla fine. Non ha mai pensato di metterla in casa di cura, anche se non poteva lasciarla sola un attimo. Anche a lavoro – sono infermiera – ne vedo in continuazione di questi casi, solo che questi mariti per vari motivi non sono riusciti a gestire le mogli a casa. Ma tutti i giorni passano a salutarle, anche se non li riconoscono più a causa della malattia. Un giorno uno di loro mi disse: “Signorina, so che mia moglie nemmeno mi riconosce e quindi non si accorgerebbe nemmeno se un giorno non dovessi venire, ma io so chi è lei!” – Gloria

Foto dal sito apillowofwords.wordpress.com

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Think green: ecco il secondo Write my wedding – Wedding blogger in tour

Verde. Tanto verde. Tutto verde. Non vedevo così tanto verde dacché feci il giro dell’Irlanda ormai 14 anni fa: una terra che mi rimase nel cuore per la natura incontaminata che serbava intatta, che nasceva rigogliosa in ogni dove, per tutto quel verde che a me rilassa e fa venire voglia di correre a perdifiato a piedi nudi, per poi stendermi sull’erba in compagnia di un buon libro, con una margherita tra i capelli. Lo scorso weekend la sensazione è stata identica: un ritorno alla natura, un distendere i nervi, un rilassarsi completamente, in compagnia di belle persone, che insieme a me hanno visitato posti meravigliosi nella nostra fantastica Italia.

Ho partecipato, infatti, alla seconda edizione di Write my wedding, il press educational dedicato al mondo del matrimonio, ideato e organizzato da Valeria Ferrari, titolare dell’agenzia di wedding planning La Petite Coco, una ragazza innamorata del suo lavoro e della sua terra, con lo scopo di rilanciare il Lago di Garda come meta ideale per i destination wedding, ovvero il decidere di sposarsi altrove, in luoghi esotici o comunque lontano da casa, senza rinunciare alla compagnia di amici e parenti. L’anno scorso andammo alla scoperta delle perle intorno al lago, quest’anno invece il focus è stato sull’entroterra, meno conosciuto ma altrettanto affascinante e ricco di vere chicche. Questa volta ad accompagnarmi c’era la mia sorellina Elisa, poiché il mio Teo non stava granchè bene per via delle cure.

Partite con largo anticipo, arriviamo con largo ritardo (ci siam perse nelle campagne, ma questa è un’altra storia!) sulla tabella di marcia presso la prima location: l’agriturismo Eroma a Lonato, vicino alla Madonna della Scoperta, in provincia di Brescia, un posto immerso nelle verdi colline della bassa bresciana, a soli 10 km dal lago, in cui non solo si possono passare dei romantici weekend (dispone anche di biosauna e mini Spa!), ma anche affittare in esclusiva l’intera location per matrimoni dal tocco rural chic. Qui saluto nuovamente le mie colleghe, ormai diventate amiche, conosciute l’anno prima: Heidi Busetti, wedding reporter, accompagnata dal marito Devid Rotasperti, fotografo di matrimoni, e dai due figli, Francesco e Federico; Simona Spinola, di Zankyou, accompagnata dalla mamma Ivana; Rebecca Riparbelli di Sposiamoci risparmiando, accompagnata dal marito Stefano e Anna Quinz, di The Wedding enterprise. A fare gli onori di casa, la proprietaria Tiziana, che ci accoglie con una buona tazza di tè, seguita da un cocktail a base di prosecco (non perdiamo tempo!), e Valeria, che ci presenta alcuni partner dell’evento, ovvero Fabio Chioda di Nibel – Atelier floreale, che ha realizzato i centrotavola per la cena del sabato; Marilena Mura, fotografa che ci accompagnerà per tutto il tour con i suoi scatti; Alberto di Cartaria del Garda, che ha realizzato le magnifiche agendine da reporter d’assalto e Matteo Negri, il dj che ci terrà sveglie fino a mezzanotte per scatenarci sulla musica dance anni Ottanta . È tempo di cenare: ad attenderci un ricco buffet di prelibatezze rustiche, a km zero, come antipasto, e poi piatti tipici del posto come main course.

L'agriturismo Eroma

L’agriturismo Eroma

La tavola addobbata per cena

La tavola addobbata per cena

Come fare a resistere a queste delizie?

Come fare a resistere a queste delizie?

I centrotavola realizzati da Nibel - Atelier floreale

I centrotavola realizzati da Nibel – Atelier floreale

L’indomani la sveglia suona presto: dopo una ricca colazione, lasciamo Eroma alla volta di Valeggio sul Mincio e dell’incantevole Borghetto, una piccola perla sul fiume lombardo, che ci viene presentata dall’assessore al turismo Anna Paola Antonini, che ci racconta anche della Festa del Nodo d’amore, una specie di sagra del tortellino, prodotto tipico della zona, che si svolge sul ponte Visconteo e richiama migliaia di turisti da tutto il mondo. Ad accompagnarci anche Erica Buzzi di Blackbeans, la grafica che ha curato tutta l’immagine in coordinato dell’evento.

Borghetto sul Mincio

Borghetto sul Mincio

Foto di gruppo con l'assessore Anna Paola Antonini - Foto di La Petite Coco

Foto di gruppo con l’assessore Anna Paola Antonini – Foto di La Petite Coco

Da qui ci spostiamo di pochi km a piedi e raggiungiamo il b&b La finestra sul fiume, un posto talmente bello che non ci si crede. Ad accoglierci i padroni di casa Mattea e Pietro, che ci fanno vedere quale bellezza hanno la fortuna di vivere e gestire ogni giorno: dietro il vecchio mulino, diventato loro abitazione e luogo dove pernottare per chi qui soggiorna, si stagliano ettari di verde incontaminato sulla riva del Mincio. Avete presente il locus amoenus di cui tanto scrivevano i fini letterati, il tanto sognato Mulino Bianco? Ecco. E non basta. Teatro ideale per matrimoni bucolici e romantici, qui si possono organizzare e allestire matrimoni in esclusiva all’aperto o sotto una tensostruttura. A far da cornice, gli alberi, il verde della natura e i cigni e le paperelle, che ogni tanto escono dall’acqua per passeggiare nel prato.

Il b&b La finestra sul fiume

Il b&b La finestra sul fiume

Natura e verde infinito

Natura e verde infinito

Romantici aperitivi qui nel salottino all'aperto

Romantici aperitivi qui nel salottino all’aperto

Da qui, ci rechiamo alla terza location in programma, un posto cui sono affezionata, in quanto già presente durante la prima edizione del press educational: per il pranzo raggiungiamo Villa Conti Cipolla, a Monzambano, in provincia di Mantova, dove ad attenderci ci sono Silvia e Lorenzo, che ci danno il benvenuto con un cooking show dello chef Paolo, che ci illustra come realizzare in casa i capunsei, gnocchetti tipici della cucina alto mantovana a base di pangrattato, che poi saranno sulle nostre tavole a pranzo. Questa villa ottocentesca in stile liberty immersa in 70 mila mq di verde e di proprietà della famiglia Gambetti da più di vent’anni, è perfetta per chi desidera un matrimonio elegante, ma allo stesso tempo senza perdere il contatto con la natura. Come gentile ricordo, ci donano stavolta dei biscotti di sbrisolona, dolce tipico mantovano molto friabile.

Ristorante Villa Conti Cipolla

Ristorante Villa Conti Cipolla

I capunsei

I capunsei

È pomeriggio, tempo di rimetterci in viaggio per raggiungere Villa Sigurtà, a Valeggio sul Mincio, in provincia di Verona, dove ad attenderci c’è il suo proprietario, il Conte Josè Antonio Ruiz Berdejo y Sigurtà. Dimora storica, originariamente di proprietà dei Conti Maffei, nominati signori del feudo di Valeggio e Monzambano dal Doge di Venezia nel 1649, è stata teatro della Storia con la S maiuscola: nel Risorgimento qui soggiornarono gli imperatori Francesco Giuseppe I d’Austria e Napoleone III di Francia, la Regina Vittoria Eugenia di Spagna, il Re Costantino di Grecia, il Re Simeone di Bulgaria, il Principe Carlo d’Inghilterra, il Principe Filippo del Belgio, il Duca d’Aosta e i Principi del Liechtenstein e di Monaco. E non è tutto: anche eminenti personalità come Maria Callas e diversi premi Nobel. Il Conte ci apre letteralmente le porte di casa sua e ci guida tra le sale affrescate, raccontandoci aneddoti della sua famiglia, che avevo letto solo nei libri. Io ero a bocca aperta, le mie colleghe anche. La stessa ospitalità viene riservata agli sposi che qui vogliono allestire il loro ricevimento di nozze: immaginatevi le grandi feste organizzate a corte dai più grandi regnanti europei, con tanto di minuetto. Ecco, potreste averne una così.

Villa Sigurtà

Villa Sigurtà

Una delle stanze di Villa Sigurtà

Una delle stanze di Villa Sigurtà

Da qui, ci spostiamo a piedi nell’ultima location in programma, distante solo pochi passi: il Parco Giardino Sigurtà, uno dei parchi botanici più belli d’Europa, vincitori di numerosi premi, una vera oasi di natura e bellezza a pochi km dal Lago di Garda, 60 ettari di tappeti erbosi, aiuole fiorite, piante e animaletti. Ad accoglierci la padrona di casa Magda Inga Sigurtà, la pr Roberta Gueli e la guida Alice Garbi, che ci ha illustrato le diverse specie di fiori e piante che affollano questo paradiso. La visita in realtà ha un suo perché: sì, anche qui è possibile sposarsi ed è possibile farlo in esclusiva, affittando il parco dalle 19 in poi. Esso è attrezzato con un’ampia tensostruttura, in grado di ospitare fino a 400 persone, dotata di cucine, tavoli e sedie, messi a disposizione insieme alla possibilità di celebrare il rito civile.

Parco Giardino Sigurtà

Parco Giardino Sigurtà

Ricevimento sotto la tensostruttura di Parco Giardino Sigurtà

Ricevimento sotto la tensostruttura di Parco Giardino Sigurtà

Foto di gruppo a Parco Giardino Sigurtà - Foto di La Petite Coco

Foto di gruppo a Parco Giardino Sigurtà – Foto di La Petite Coco

Anche questo tour è finito, anche questa volta ho fatto il pieno di certezze: che abbiamo un Paese meraviglioso e ricco di potenzialità, che il futuro sta nella condivisione e nel mettere in circolo la bellezza, che ho un lavoro bellissimo, che la felicità sta anche in un lungo respiro tirato in mezzo alla natura, per riempire i polmoni di cielo.

Un grazie particolare a tutti coloro che hanno reso possibile tutto questo, ma soprattutto a Valeria, mente, anima e cuore di quest’iniziativa.

Riporto qui uno dei monologhi da uno dei miei film preferiti:

“È difficile restare arrabbiati quando c’è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme, ed è troppa. Il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare. E poi mi ricordo di rilassarmi, e smetto di cercare di tenermela stretta. E dopo scorre attraverso me come pioggia, e io non posso provare altro che gratitudine, per ogni singolo momento della mia stupida, piccola, vita”.

Dal film “American beauty”

Ecco, smettiamola di tenercela stretta, la bellezza: gridiamola, raccontiamola, cerchiamola, testimoniamola. E cerchiamo di ripartire tutti insieme. Da qui.

P.S.: Ecco il video della splendida giornata, girato e realizzato da Wedding Movie: enjoy it!

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Wedding Update 2016: ci vediamo lì?

Il 19 aprile ritorna un grande appuntamento per tutti coloro che operano nel settore dei matrimoni: a Napoli presso il polo scientifico di Città della Scienza si terrà la terza edizione di Wedding update, l’evento dedicato alla formazione e all’aggiornamento dei professionisti del wedding, organizzato da AV Communication, questa volta completamente rinnovato nella sua veste: tre aule, infatti, ospiteranno tredici seminari tematici, tenuti da esperti provenienti da settori differenti, allo scopo di migliorare e ampliare le competenze dei partecipanti sul tema portante della manifestazione: il rapporto tra il settore del wedding e le opportunità del mondo digitale. La cosa bella ed emozionante è che tra questi esperti… ci sarò anch’io! Dopo essere stata ospite del talk show durante la seconda edizione, sono stata riconfermata questa volta in veste di docente.

Il programma prevede tre momenti: una conferenza plenaria di apertura, con gli interventi di Giuseppe Rollino, responsabile marketing di Finanzio Facile S.p.A. e dell’architetto Angelo Garini, uno dei maggiori creative designer di eventi in Italia). Poi, durante la giornata si terranno i seminari suddivisi in base a tre macroaree tematiche: Marketing e comunicazione, Digital, Event & Wedding. Le lezioni pratiche spazieranno dalle digital PR, che saranno approfondite da Claudio Vaccaro (BizUp), alla spiegazione dei fondamenti del cerimoniale di un evento, illustrati da Davide Rossetti, cerimoniere dell’On. Vincenzo De Luca, fino all’intervento dell’avvocato Giovanni Gialò, che analizzerà il concetto di “nuova famiglia”, sulla base delle ultime disposizioni di legge. Io mi occuperò dell’utilità di avere un blog per comunicare la propria attività al meglio e farsi conoscere. Al termine dei seminari, l’architetto Angelo Garini terrà la conferenza conclusiva sulle modalità da seguire per la creazione di un matrimonio, secondo le ultime tendenze.

Le altre edizioni sono state un successo di numeri e pubblico, facendo di Wedding Update un punto di riferimento, in termini di studio e di approfondimento, e un momento di incontro per favorire la nascita di nuove relazioni professionali. Anche questa lo sarà certamente. Quindi, non vorrete mica perdervela, vero? Ci vediamo lì?

Per conoscere il programma e per iscriversi: www.weddingupdate.it.

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Write my wedding- wedding blogger in tour: si (ri)parte!

Vi ricordate quando un anno e mezzo fa vi raccontai della mia bellissima avventura intorno al Lago di Garda a scoprire le sue bellezze e quanto ha offrire dal punto di vista dei matrimoni? Entusiasta, avevo partecipato alla prima edizione di “Write my wedding – Wedding blogger in tour”, il press educational riservato alle migliori wedding writer italiane, organizzato da Valeria Ferrari, wedding planner di La Petite Coco. Ebbene, è giunto il momento di rifare la valigia: si riparte per il secondo round, in programma il weekend del 2-3 aprile!

Andremo alla scoperta di una delle mete preferite dagli sposi stranieri, che offre una cornice così speciale da non trovare eguali nel panorama turistico italiano. Visiteremo location esclusive come antiche dimore o castelli, ristoranti con vista lago e caratteristici agriturismi circondati dal verde, in cui gli ospiti e gli sposi possano godersi il momento circondati dalla bellezza e approfittare della trasferta per regalarsi un weekend di vero relax. “L’intento è quello di far conoscere il Garda e la zona circostante, attraverso la penna delle wedding writer, come meta ideale per i destination wedding, che sono una pratica ormai consolidata all’estero e si stanno rapidamente diffondendo anche tra le coppie italiane, ovvero decidere di sposarsi altrove, in luoghi esotici o comunque lontano da casa, senza rinunciare alla compagnia di amici e parenti”, commenta Valeria, che promette che quest’anno sarà ancora più romantico e spettacolare della prima edizione.

A farmi compagnia in quest’avventura spettacolare le mie colleghe: Heidi Busetti, professione wedding reporter, la prima in tutto il mondo; Rebecca Riparbelli, autrice del sito Sposiamoci risparmiando, punto di riferimento per le spose oculate, come le definisce lei, che non vogliono rinunciare al sogno, pur non avendo a disposizione un grosso budget; Simona Spinola, responsabile web del sito Zankyou.it, dove cura anche il blog, e Anna Quinz, founder di The Wedding Enterprise, un laboratorio temporaneo di ricerca che studia nuove prospettive di interfaccia tra l’industria del matrimonio, il management e l’arte contemporanea.

Ringrazio ancora una volta Valeria per avermi invitata, chiudo il pc e corro a iniziare a preparare la valigia: pronte a partire con me?

Il gruppo della prima edizione

Il gruppo della prima edizione

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Siamo compagni

Per me le parole sono sempre state importanti: una parola detta senza pensarci, al momento sbagliato, può rovinare un momento; una parola può definire una persona, un rapporto. Così se mentre all’inizio della nostra storia, mi andava bene essere definita da lui come la sua tipa o ragazza, vista anche la giovane età in cui ci siamo messi insieme, c’è stato un momento poi in cui non mi è andato bene più, perché mi sembrava riduttivo dopo tutto quel tempo insieme e dopo aver cominciato a correre insieme per superare i numerosi ostacoli che hanno iniziato a frapporsi fra noi e i nostri sogni. A quel punto, definire cosa eravamo l’una per l’altro è diventato più complicato: secondo le convenzioni, tecnicamente ancora non eravamo fidanzati perché non vi era stato nessun inginocchiamento con richiesta ufficiale della mano, moglie men che meno perché nessuno aveva portato all’altare nessuna… Quindi, cosa eravamo?

È lì che si è insinuata la parola compagno, all’apparenza anonima e priva di connotazione affettiva, ma che ben descrive quello che siamo e il percorso che stiamo facendo. Tempo fa, io e una mia carissima amica abbiamo avuto una disquisizione a tal proposito, in cui lei sosteneva che la parola compagno fa vecchio, suona male e non definisce esclusivamente un rapporto d’amore, tant’è vero che si definivano così tra di loro i comunisti in Russia sessant’anni fa.

A me invece piace: compagnia deriva dal latino “cum” e “panis”, ovvero partecipi dello stesso pane. Essere compagni significa smezzare il pane, smezzare i problemi e le preoccupazioni, condividere il cammino, condividere la vita. Implica un grado di complicità e di impegno, secondo me, che gli altri stati non implicano: si può essere morosi, fidanzati, marito e moglie, ma senza farsi compagnia mai. Essere compagni significa stare consapevolmente insieme, essersi scelti e impegnarsi per non lasciare mai uno dei due indietro, ma camminare sempre di pari passo. Mi ricordo che da piccola, mia nonna, di origini venete, usava spesso la parola “compagna” per indicare la somiglianza con qualcun altro: “Te xi compagna to pare”, ovvero “Sei uguale a tuo papà”. Condividere significa anche questo: scegliersi perché si hanno gli stessi valori, gli stessi principi, la stessa visione della vita e si sta viaggiando verso la stessa meta.

Le parole “fidanzato”, “marito” sono tutte parole definite da una convenzione: diventi il mio fidanzato perché mi hai chiesto la mano, diventi mio marito perché mi hai sposato e hai firmato un pezzo di carta; la parola compagno va oltre: viene definita dalle scelte che si fanno insieme giorno dopo giorno, dai passi che si mettono in fila uno dietro l’altro, dalle decisioni a favore della coppia che si prendono affinché il rapporto funzioni. Se il destino vorrà, prima o poi acquisirò anche lo stato di moglie, ma per ora io e Teo continuiamo a camminare mano nella mano e a farci compagnia. Che alla fine è la cosa più bella al mondo e ciò che davvero conta.

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