#StartupMonAmour – Wedding Dog Sitter, quando il cane va al matrimonio

start up mon amour

Prosegue con la quarta puntata – l’ultima prima delle vacanze – il progetto “Startup Mon Amour”, il viaggio alla scoperta di realtà innovative legate al mondo del wedding, ideato da #giovaniconlapiva. Arthur Schopenhauer sosteneva che chi non ha mai avuto un cane non sa cosa significhi essere amato… Che concordiate o meno con il filosofo, oggi parliamo di un’attività speciale dedicata ai matrimoni, che coinvolger e si occupa dei nostri amici a quattro zampe: è Wedding Dog Sitter, 1° servizio in Italia di dog sitting professionale per matrimoni. Nato nel 2010, ha già all’attivo duecento matrimoni in tutta Italia e da pochi mesi è cresciuto, diventando un franchising con tre filiali sparse per la Penisola. La nostra #consulenteatipica Carolina ha scambiato quattro chiacchiere con Elisa Guidarelli, founder del progetto, e ha scoperto che…

Elisa Guidarelli, la founder di Wedding Dog Sitter

Elisa Guidarelli, la founder di Wedding Dog Sitter

Mi spieghi, più nello specifico, in cosa consiste il vostro servizio? “Il servizio consiste nella presenza di una persona esperta (stiamo pian piano selezionando personale in gamba per l’apertura delle filiali nelle varie città d’Italia), che si occupi del cane degli sposi (anche più d’uno) a 360°: dal dog sitting all’accessorio realizzato su misura dal nostro laboratorio, per essere elegante e comodo al tempo stesso, alla presenza del nostro fotografo ufficiale che realizzerà tutte le foto della giornata dal punto di vista del cane!”.

Da cosa nasce l’idea del dog sitting ai matrimoni? “Da un‘esigenza in primis della coppia, che vuole l’amico peloso al grande giorno e così non devono avere il pensiero e la difficoltà di gestirlo, e poi del cagnolino, che così non viene sballottato tra una zia e un cugino, con conseguente stress. Tutto sarà in tinta col matrimonio, in modo che oltre a essere un servizio utile sia anche bello da vedere… Cosa a cui le sposine tengono tantissimo!”.

Come si svolge la giornata tipo di una wedding dog sitter? “Solitamente così: arrivo a casa della sposa/sposo o dove si trovano i cani 2/3 ore prima della cerimonia, così che possano stare tranquilli con me, giochiamo, facciamo passeggiate, togliendoli da una situazione di stress e di confusione che ci sarà in casa. Poi aspettiamo gli sposi durante la cerimonia, una volta che è terminata e vanno a fare le foto, li seguiamo così che possano averle insieme ai loro cuccioli! Alla location mi occupo di loro, con tutto quello di cui hanno bisogno, acqua, pappe, giochi, passeggiate e quant’altro. Mi prendo cura personalmente del cane, gestendo la tensione e lo stress, lavorando sulla sua emotività per far sì che sia felice e tranquillo accanto agli sposi e anche loro lo siano, sapendo che è in mani esperte che sanno gestire anche situazioni particolari”.

Mi presento: io sono Benny, un bovaro del bernese!

Mi presento: io sono Benny, un bovaro del bernese!

Immagino si creino dei ricordi particolari, parlavi di un fotografo pronto a immortalare i momenti più belli e divertenti…: “Nel servizio sono sempre comprese tutte le foto della giornata dal punto di vista del cane, così che abbiano anche un ricordo dei momenti che magari non hanno potuto godersi insieme”.

E ora parliamo della parte amministrativa: nel 2016 Wedding Dog Sitter ha aperto i primi franchising. È stato difficile replicare le stesse dinamiche dal punto di vista contabile – fiscale in regioni diverse, avendo a che fare con enti uguali ma diversi dal punto di vista organizzativo? “Più che altro è stato difficile per molti futuri imprenditori iniziare questa avventura, ci sono difficoltà fiscali obiettive che li frenano nella fase di startup. Stessa cosa vale per l’accesso ai finanziamenti o ai microcrediti”.

Lavorare con gli animali implica adempimenti fiscali o di sicurezza sul lavoro particolari? Se sì, quali? “In realtà adempimenti fiscali particolari no, implica più una questione etica, di rispetto dell’animale e di sicurezza sul lavoro. Proprio per questo viene fatta una formazione molto serrata e ci sono delle linee guida molto rigide”.

Ritratto di famiglia :)

Ritratto di famiglia :)

Ideando un lavoro così particolare non ancora sviluppato in Italia hai avuto la possibilità di cercare informazioni in autonomia o c’è molta disinformazione e hai dovuto per forza appoggiarti a uno studio? “Ho iniziato da sola buttando giù quello che era il mio ‘sogno’ di espandermi con il franchising, ma una volta arrivata al punto di concretizzare mi sono appoggiata a uno studio di consulenza”.

È stato difficile trovare dei professionisti competenti nel tuo settore? “A livello di franchisee, ho fatto moltissimi colloqui, forse più di 30 in pochi mesi, ho fatto moltissima selezione in quanto ho avuto non poche difficoltà a trovare persone in gamba che volessero in primis abbracciare il progetto a livello empatico e non solo vedendolo come un business. Essendo un lavoro completamente fuori da ogni standard ho dovuto decidere con il cuore chi potesse entrare a far parte di Wedding Dog Sitter, rinunciando a monetizzare nell’immediato. Ma sono sicura al 100% che mi pagherà nel lungo termine”.

Più siamo, meglio è!

Più siamo, meglio è!

 

Chi è Carolina: Carolina Casolo, ovvero #carolinaconsulente, è una consulente un po’ atipica, che ama poter assistere aziende o persone fisiche che iniziano una propria attività seguendo un sogno, fornendo punti di vista differenti e trovando soluzioni innovative per rispondere alle sempre più particolari esigenze dei clienti. Ecco da dove è nato il suo interesse per il settore del wedding e in particolare per le startup. È la founder di #giovaniconlapiva, la società di servizi e consulenze dedicata ai giovani under 35 che si approcciano al lavoro autonomo.

[Grazie a Rachele Mandarano per la collaborazione]

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Grazie (a Zankyou, a voi, a me…)

Quando quasi cinque anni fa decisi di aprire questo blog non avevo grosse pretese né un grande progetto in mente: solo raccontare l’amore, il matrimonio, la vita attraverso il mio punto di vista, a volte fatto di nuvole rosa, ma anche di tanto realismo e sofferenza, e poi volevo scrivere scrivere e ancora scrivere, perché è la cosa che so fare meglio (credo), ciò che mi fa stare bene e mi fa sentire viva! A supportarmi – come sempre – la mia Boss, che tuttora asseconda e incoraggia ogni mia follia: ha creduto in me ancor prima che lo facessi io, è stata la mia mentore, ora è soprattutto una grande Amica e una delle più grandi fortune successe nella mia vita. Anche allora mi disse: “Buttati, provaci!” e io l’ascoltai, perché lei aveva e ha anche oggi sempre ragione. E ha avuto ragione, cazzo.

L’altra mattina mi sveglio e trovo una mail che recita: “È un immenso piacere comunicarvi che avete vinto il concorso a premi ZIWA – Zankyou International Wedding Awards 2016 dedicato ai migliori fornitori del settore Wedding! COMPLIMENTI!”. Un tuffo al cuore, ma sarà mai possibile? Perché alla fine il mio non è un blog come tutti gli altri: io qui non do consigli, suggerimenti, dritte per il più bel matrimonio della vita… Io parlo solo d’amore e di altri disastri, è un po’ sgangherato, proprio come me. Eppure…

Gli ZIWA sono uno dei premi più importanti del settore indetti da Zankyou e rappresentano il riconoscimento della qualità e della professionalità del lavoro di numerosi addetti suddivisi per categoria da parte delle altre imprese e di numerose coppie di sposi. Potete quindi solo immaginare la grande gioia e il grande stupore a sapermi nominata tra i migliori (qui l’elenco delle mie ‘colleghe’). Per questo voglio ringraziare chi mi ha votata, chi mi tiene compagnia, leggendomi, e soprattutto chi ha creduto in me sin dal principio.

Quando cominciai non sapevo dove mi avrebbe portato quest’avventura né se avrebbe avuto un senso: oggi a distanza di quasi cinque anni posso dire che grazie a questo blog ho fatto nuove interessanti conoscenze, molte avventure in giro per l’Italia e per il mondo e ho avuto la conferma che se fatte con amore e passione, le cose portano lontano, arrivano al cuore. Perché non sai mai fin dove puoi arrivare, fin dove riesci a spingerti, se non fai mai il primo passo. Mi sono sbilanciata in avanti e sono ‘caduta’ in un mondo pieno di meraviglia. Continuate a camminare insieme a me: l’avventura continua.

Premio ZIWA 2016 - Categoria: Wedding Blog

Premio ZIWA 2016 – Categoria: Wedding Blog

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#StartupMonAmour – Zankyou, la rivoluzione 2.0 del wedding

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Prosegue con la terza puntata il progetto “Startup Mon Amour”, il viaggio alla scoperta di realtà innovative legate al mondo del wedding, ideato da #giovaniconlapiva. Alzi la mano chi di voi sa cos’è Zankyou: immaginiamo che tutte conosciate questo sito, che in pochi anni è diventato un punto di riferimento per chi si vuole sposare, cogliendo le principali tendenze del momento – il digital, lo sharing, il downshifting – anzi anticipandole. Una realtà presente in 23 paesi nel mondo con oltre 1,5 milioni di futuri sposi che lo visitano ogni mese e più di 8 milioni di pagine viste. Ma di preciso di cosa tratta Zankyou? E come ha fatto a diventare la ‘potenza’ che è oggi? A illustrarci questo interessante case study la nostra Carolina, #consulenteatipica, che ha scambiato quattro chiacchiere con Davide Fusco, responsabile contenuti.

Davide Fusco, responsabile contenuti Zankyou

Davide Fusco, responsabile contenuti Zankyou

Zankyou è un nuovo modo d’intendere il matrimonio: ma in cosa è innovativo e quale svolta dà all’organizzazione del matrimonio? “Zankyou è la nuova forma di intendere il mondo del wedding. Se fino a qualche anno fa organizzare le nozze presupponeva stress, fatica e tempistiche eterne, ora è tutto possibile grazie alle nuove tecnologie. Con l’ausilio del nostro portale, gli sposi potranno organizzare il loro matrimonio dalla A di abito da sposa alla Z di Zankyou! Infatti, Zankyou è “uno e trino”: è il wedding magazine più letto al mondo, è directory con i fornitori più importanti, ma soprattutto dà la possibilità agli sposi di creare gratuitamente un sito internet per il matrimonio al quale collegare una lista nozze online, traducendosi in un risparmio di tempo ed energia anche per gli amici che per esempio vivono all’estero o lontani dalla città degli sposi. Un universo semplice, comodo, stress-free e a portata di click”.
Com’è nato il progetto Zankyou? “È una storia divertente! Zankyou nasce dalle menti geniali di Guillermo Fernandez Riba e di Javier Calleja, due manager made in Spain, che avevano vissuto in prima persona le lunghe e complesse fatiche dell’organizzazione delle nozze. Il ‘problema’ di avere amici e parenti sparsi per il mondo, l’impossibilità di ricevere regali fisicamente, le lunghe trafile organizzative: questo il nodo gordiano dell’intera vicenda, il motore propulsore verso un’idea rivoluzionaria”.
È stato difficile impostare un lavoro così innovativo in Italia, data la poca elasticità dell’Agenzia delle Entrate e della Camera di Commercio? “In realtà no, Zankyou ha sede a Madrid, pur essendo un’impresa presente in 23 Paesi nel mondo. Quindi la nostra politica è più europea-mondiale. Per esempio, per i nostri clienti commerciali i pacchetti pubblicitari sono esenti da IVA, il che è un quid in più per valorizzare piccole e medie imprese che vogliono una vetrina nel nostro portale. Inoltre, Zankyou, nata negli anni della grande crisi, è una delle poche startup a essere cresciuta in maniera esponenziale in questi anni, partendo da uno staff di quattro persone, arrivando a oggi che ne annovera quasi 200”.

Il team di Zankyou

Il team di Zankyou

Come funziona per gli sposi e soprattutto qual è la novità per gli invitati? “Zankyou è un sito user-friendly. Gli sposi arrivano sulla nostra home page e in un paio di click creano il sito Internet del loro grande giorno, personalizzabile al 100% con foto, video, mappe, musica, dediche. Qualora volessero, possono attivare una lista nozze online, grazie alla quale possono ricevere somme direttamente sul loro conto bancario, svincolate da qualsiasi negozio fisico o agenzia di viaggio e spendibili in totale libertà. Ma non è tutto! Gli invitati hanno un ruolo vivo e attivo: potranno caricare contenuti sul sito dei loro amici sposi in tempo reale. La figura dell’invitato cambia radicalmente, da semplice ospite passivo a protagonista attivo”.

La home page di Zankyou

La home page di Zankyou

Un nuovo modo di intendere la lista nozze!

Un nuovo modo di intendere la lista nozze!

Cosa bolle in pentola? Avete nuovi progetti?: “Zankyou ha appena lanciato una nuovissima app sia per IOS che per Android intuitiva, user-friendly e con tante sorprese: con un semplice ‘polpastrello’, gli sposi potranno gestire il loro sito, ma anche navigare tra gli articoli del nostro magazine e cercare i migliori fornitori. Inoltre stiamo organizzando eventi esclusivi in tutta Italia, con gli esponenti più importanti del settore wedding. Ma preferiamo non anticipare molto perché saranno eventi innovativi, mai visti prima!”.

 

Chi è Carolina: Carolina Casolo, ovvero #carolinaconsulente, è una consulente un po’ atipica, che ama poter assistere aziende o persone fisiche che iniziano una propria attività seguendo un sogno, fornendo punti di vista differenti e trovando soluzioni innovative per rispondere alle sempre più particolari esigenze dei clienti. Ecco da dove è nato il suo interesse per il settore del wedding e in particolare per le startup. È la founder di #giovaniconlapiva, la società di servizi e consulenze dedicata ai giovani under 35 che si approcciano al lavoro autonomo.

[Grazie a Rachele Mandarano per la collaborazione]

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Quel disastro di appuntamento

Oggi va in onda una nuova puntata de #ISondaggidellaFrancina: leggendo il Glamour qualche giorno fa, mi sono imbattuta in un articolo che chiedeva alle lettrici di raccontare il peggior appuntamento della propria vita, quello in cui va tutto storto o lui si comporta male o succede qualcosa che fa piegare in due dalle risate. I racconti pubblicati erano a dir poco esilaranti e mi hanno regalato dieci minuti di lacrime agli occhi. Così mi son detta: “Perché non rivolgere la stessa domanda alle mie amiche?”. Così su Facebook ho lanciato il sondaggio e il risultato, come al solito, non mi ha deluso per niente. Prendetevi cinque minuti di pausa, prima di chiudere il pc. Una risata allunga la vita, si dice: e allora concediamoci un momento di leggerezza per cominciare bene il weekend. Buone risate a tutte!

“Avevo 17 anni. Si fumava ancora all’interno dei locali. Uscivo con un compagno di classe. Un bravo ragazzo, troppo bravo per i miei gusti. Mi stavo annoiando, così mi sono messa a giocare con l’accendino. E mi ha preso fuoco una ciocca di capelli. Può bastare come pessimo appuntamento?” – Carolina
“Io volevo rimanere single tutta la vita, ero proprio convinta… Poi una notte d’estate arrivò lui! Che ridere il primo appuntamento: stavamo parlando, quando io me ne uscì con “No no, io non voglio sposarmi nè avere figli… Gli uomini sono palle al piede!”, e lui: “Allora cosa ci fai qui?”, e io: “Boh”. E fu così che dopo dieci anni siamo ancora qui… e mi ha pure convinto a sposarmi” – Valentina
“17 anni, filarino milanese conosciuto al mare, mi viene a trovare in treno. Stazione, un piccione mi fa la cacca in testa. Fine” – Lorena
“Esco con uno che mi piace un sacco, una sera però lui è particolarmente taciturno. Gli chiedo “Come mai sei così poco loquace stasera?”. Risposta: “Con me non devi parlare difficile”. Da allora ho istituito il test ‘loquace’ e ho bruciato il numero” – Denise
“Breve storia triste: passeggiata notturna romantica sul lungo mare. Gli viene la diarrea. Fine della storia” – Silvia
“Su questo posso scrivere un libro (purtroppo). Primo appuntamento con un ragazzo. Mentre eravamo in macchina, si ferma di colpo e corre dietro a una siepe a vomitare. Aveva preso un virus intestinale. Altra storia: primo appuntamento con un altro ragazzo. Usciamo, ci sediamo a bere una cosa su una panchina e a un certo punto mi chiede se sento un odore strano! Io davvero non sentivo nulla… Finché lui non mi confessò di aver indossato la maglia sbagliata e di aver messo quella sudata. Non mi abbracciò tutta sera. Ultima storia: terzo appuntamento con un altro ragazzo. Usciamo a bere una cosa e lui esagera con l’alcool. A fine serata (meno male che aveva già pagato tutto) si accorge di aver perso il portafoglio. Essendo mezzo brillo si convince che sia stata io ad averglielo rubato. Mi fermo qui” – Federica
“15/16 anni: un ragazzo a cui piaccio vuole uscire con me e io gli dico una bugia, tipo che mi è morto il gatto, oggi non posso. Me lo ritrovo sull’autobus mentre andavo alla discoteca pomeridiana, scendo di corsa per paura di affrontarlo. Prendo il bus successivo e me lo ritrovo pure su quello. Scendo di nuovo, riprendo il bus e me lo ritrovo di nuovo davanti. Alla fine è venuto in discoteca, ma credo sia stato un appuntamento forzato al limite dello stalking adolescenziale” – Valeria
“Sono uscita con un tipo una sera, mi viene a prendere con il Mercedes per andare a farci un giro. Dopo qualche km (ma nemmeno troppi) si accende la spia della benzina. E lui mi fa: “Non è che mi daresti 10 euro?”, “Ne ho 5″, “Ma con 5 euro manco ci metto in moto” e io: “Be’, bastano per portarmi a casa”. E così è stato: era uscito senza portafogli e con la macchina del fratello!” – Nunzia

Foto dal sito www.notizie.it

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#StartupMonAmour – Wishtagger, il social network dei desideri

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Prosegue con la seconda puntata il progetto “Startup Mon Amour”, il viaggio alla scoperta di realtà innovative legate al mondo del wedding, ideato da #giovaniconlapiva. Oggi la nostra Carolina ci parla di Wishtagger, una piattaforma dedicata al social gifting, una community di persone e un aggregatore di desideri, con l’obiettivo di seguire le persone nel processo di condivisione e scambio dei regali, accompagnandole dalla fase di ricerca e ispirazione, fino all’acquisto da mobile o web. L’idea è venuta a Cecilia Menarini, che a Carolina si racconta così. Ecco la loro chiacchierata.

Cecilia Menarini, founder di Wishtagger

Cecilia Menarini, founder di Wishtagger

Parlaci un po’ di te e di come ti è venuta quest’idea…: “Tutta la mia vita, il mio percorso di crescita e maturazione personale, è il frutto di una serie di eventi alla ‘sliding doors’, improvvisi, talvolta subiti. Dopo una laurea in Psicologia, inizio un percorso psicoanalitico che però interrompo per trasferirmi da Firenze a Milano. Ricomincio da zero investendo in un Master, entro a lavorare nell’organizzazione di un’azienda, per poi ritrovarmi a risolvere il problema di una posizione vacante nel Marketing; con il tempo mi appassiono a questo nuovo ruolo e sono felice di poter ascoltare e ‘leggere’ le persone non più solo da un punto di vista umano-psicologico, ma anche comprendendo i loro bisogni quotidiani di consumo. Decido quindi di fare domanda per un MBA a Stanford, tuttavia non va in porto quindi metto in pista un piano di emergenza, che diventa una crociata personale contro un sistema che mi aveva rifiutata. Insomma, oggi posso dire di essere un’esponente vivente della teoria del caos, e Wishtagger è uno dei risultati di questa serie di imprevisti e probabilità”.
Wishtagger è un po’ un social?: “Sì, le caratteristiche sia social che funzionali di Wishtagger lo rendono uno strumento mobile always-on in grado di dare voce e rispondere a bisogni tanto pragmatici quanto di condivisione comunitaria più pura. Proprio per questa sua grande versatilità, Wishtagger può essere usato da target di persone molto differenti e in diverse occasioni, tra cui anche la lista nozze e le feste di matrimonio”.

Wishtagger

Wishtagger

Mobile always –on significa che si può scaricare un’applicazione per smartphone?: “Oggi non sono gli strumenti che determinano la nascita dei bisogni nelle persone e raramente ne guidano le abitudini; al contrario è la tecnologia che con i propri servizi deve adattarsi in modo flessibile, il più possibile seamless, in ascolto, sempre disponibile, andando a intercettare la nascita dei bisogni ed erogando una risposta nel minor tempo possibile. Da qui la presenza di Wishtagger come risposta multipiattaforma, disponibile su smartphone e web, per garantire una risposta profilata sul momento di nascita dei wish”.
Da quanto tempo è online e come sta andando finora?: “Usciamo sullo store Apple per la prima volta nel 2013, con una prima versione 1.0. Abbiamo preferito fare outing anche se Wishtagger non era completo di tutte le funzionalità perché ci interessava iniziare a raccogliere i feedback degli utenti e maturare insight su come far evolvere il prodotto. Nei mesi successivi si sono avvicendati una serie di eventi proficui: a valle di un primo finanziamento da parte di un BA, il team si è consolidato, abbiamo affiancato ad iOS la versione Android, ci siamo integrati con oltre 20 major brands con partnership commerciali, abbiamo introdotto un sistema di peer-payment che si interfaccia con Paypal e Stripe – per dare servizio a collette e regali di gruppo – e siamo stati ammessi a FbStart, gettando un primo ponte con la Silicon Valley. La strada per le startup B2C è comunque molto più simile a una maratona che non a una 400 mt ostacoli: non è fatta di sprint, ma di resistenza e perseveranza. Al momento siamo in una fase di VC roadshow, per trovare la spinta che ci serve per percorrere in breve tempo le prossime miglia”.

Wishtagger

Wishtagger

Wishtagger è una startup innovativa, è stato facile accedervi non rientrando nella casistica della Camera di Commercio?: “A essere sincera non so rispondere a questa domanda: ha seguito tutta la procedura di iscrizione uno studio importante di commercialisti di Torino che da anni sta seguendo pro bono Wishtagger, e che ha preso parte al primo aumento di capitale, credono nel nostro progetto imprenditoriale. La procedura è durata un paio di mesi in tutto… Non la definirei una sfida”.
Consigli per le neospose o per qualcuno alla ricerca del regalo giusto?: “Con Wishtagger la nostra missione è essere ambasciatori dei desideri delle persone, aiutandole a intercettarli, esprimerli e diffonderli. Vogliamo offrire uno strumento integrato con la vita quotidiana e con i semplici gesti che viviamo, al servizio di uno scambio globale di speranze, sogni e desideri. La nostra convinzione è che dietro ogni desiderio vi sia sempre qualcosa di più di un oggetto tangibile: si celano un bisogno, una persona, una storia unica e ogni volta speciale. Noi vogliamo prendere parte a questa storia e renderla possibile. Quale migliore occasione dell’essere testimoni del realizzarsi di un sogno di una coppia che sta per sposarsi?”.
Pensi di espandere il progetto in modo internazionale?: “Prima di espanderci abbiamo sicuramente bisogno di consolidare la nostra presenza in Italia; per ora è prematuro preventivare se e quando l’internazionalizzazione avverrà. Quello che ho imparato negli anni è che le strade vanno ‘ascoltate’, senza precluderne nessuna col vizio dei pregiudizi, perché solo quando siamo davvero aperti riusciamo a comprendere quale sia quella che realmente risponde ai nostri bisogni”.

 

 

Chi è Carolina: Carolina Casolo, ovvero #carolinaconsulente, è una consulente un po’ atipica, che ama poter assistere aziende o persone fisiche che iniziano una propria attività seguendo un sogno, fornendo punti di vista differenti e trovando soluzioni innovative per rispondere alle sempre più particolari esigenze dei clienti. Ecco da dove è nato il suo interesse per il settore del wedding e in particolare per le startup. È la founder di #giovaniconlapiva, la società di servizi e consulenze dedicata ai giovani under 35 che si approcciano al lavoro autonomo.

[Grazie a Rachele Mandarano per la collaborazione]

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Un taglio col passato

L’emozione più grande per voi nell’ultimo periodo? Per me è stato un taglio di capelli. Sì, un gesto banale, ripetitivo, cadenzato dalla ricrescita della chioma, per qualcuno un momento di relax nella vita frenetica, per altri solo una scocciatura e un inutile esborso di soldi, comunque sia, per tutti un appuntamento usuale, per niente speciale con la propria bellezza e la cura di sé.

Ottobre

Teo si presenta davanti a me con il rasoio elettrico, deciso a far piazza pulita sulla testa della sua folta chioma, ai tempi lunga, lucente, di un bel nero corvino, dei capelli bellissimi. “Ma amore, han detto all’ospedale che con questa cura non dovresti perderli”, “Non mi interessa: già la chemio mi dà ansia, non voglio dover aver paura di trovarmi delle ciocche per le mani. Non ce la farei”. A quel punto, facendomi coraggio, mi sono armata del rasoio e ho rasato quasi a zero la sua testa. La chemio avrebbe fatto il resto: non abbiamo mai saputo se li avrebbe persi davvero, ma quello che so è che la cura ne ha spento lucentezza e salute, lo notavo dalla corta ricrescita mensile. Ogni mese, infatti, per tagliare la testa al toro e non dover soffrire nel vedere andata parte della sua bellezza, mi si ripresentava di fronte, chiedendomi di ripassare sulla cute come Attila, lasciando dietro la mia mano il nulla. Ogni volta era un colpo al cuore, perché voleva dire che il calvario ancora non era finito, ma se questo lo aiutava a stare meglio, allora stavo meglio anch’io. In parte soffriva molto di questa cosa: Teo ha sempre adorato i suoi capelli, gli piaceva variare i tagli, tenerli cortissimi o lunghi a seconda dell’umore, delle mode, della stagione. Averli dovuti rasare l’ha fatto stare male, perché per lui significava tornare a essere una sola cosa: un malato di cancro, come se fosse uno stigma. E non c’era verso di fargli capire che era comunque bello, che non li avrebbe comunque persi: la paura di aggiungere ulteriore dolore a quello già procurato dalla malattia era per lui insostenibile, memore del suo passato recente.

Giugno

“Vado dalla parrucchiera a vedere se ha posto”, “Sì, effettivamente quei capelli hanno bisogno di una sistemata. Si vede che te li ho tagliati io”. La tac è andata bene, queste cure sono finite. Dopo un’ora: “Ma sei già qua? Hai fatto presto”. E giù i lucciconi: perché vederlo con quel crestino, seppur niente di esageratamente scolpito o difficile da realizzare, significava che un primo passo verso la felicità lo avevamo fatto, che poteva ricominciare a essere un ragazzo ‘normale’ della sua età, che non avremmo dovuto passare l’estate dentro e fuori dall’ospedale. Ci siamo abbracciati forte.

Un semplice taglio di capelli, atteso come si attende di tornare in superficie quando si è sott’acqua: tornare a respirare dopo un periodo passato in apnea, ringraziare per qualcosa che diamo troppo spesso per scontato, sapore di libertà.

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#StartUpMonAmour – Solo donne: sposarsi, facendo beneficenza!

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Parte il progetto “Startup Mon Amour”, ideato da #giovaniconlapiva, la società di servizi e consulenze dedicata ai giovani under 35 che si approcciano al lavoro autonomo, di cui vi ho parlato qui. Un viaggio alla scoperta di realtà innovative legate al mondo del wedding, idee inusuali pensate e studiate da ragazzi giovani, cercando di capirne quali sono gli step che ne hanno consentito la fondazione e se in Italia esiste l’informazione necessaria a supporto della neo-imprenditoria in settori non ancora normati. A farci da Cicerone in questo mondo nuovo e intrigante, Carolina Casolo, ovvero #carolinaconsulente, founder di #giovaniconlapiva, una consulente un po’ atipica, che ama poter assistere aziende o persone fisiche che iniziano una propria attività seguendo un sogno, fornendo punti di vista differenti e trovando soluzioni innovative per rispondere alle sempre più particolari esigenze dei clienti. Ecco da dove è nato il suo interesse per il settore del wedding e in particolare per le startup.

Quella scelta per cominciare quest’avventura è “Solo donne”, una cooperativa in provincia di Savona, nata con lo scopo di dare un’occasione lavorativa alle donne in stato di necessità: organizzando eventi, tra cui soprattutto matrimoni, si crea un fondo che viene reinvestito, creando borse lavoro per ragazze o donne in condizioni svantaggiate, indebolite da problemi fisici o psicologici. Una realtà fatta da donne per le donne, per cercare di creare una rete e far fronte comune al problema sempre più crescente e alla ribalta della cronaca nera della violenza sulle donne.

Ecco la chiacchierata tra Carolina e Lorenza Verney, presidentessa di “Solo donne”, di professione wedding & event planner.

Lorenza Verney, presidente di Solo donne

Lorenza Verney, presidente di Solo donne

Come sei riuscita a unire matrimonio e impegno sociale in un’unica iniziativa e soprattutto perché? “Matrimonio e impegno sociale sono due mie grandi passioni, l’organizzazione di eventi in fondo può spaziare in vari campi e rendere felici le persone in modi diversi, basta cambiare punto di vista”.
Come e da chi viene organizzato il matrimonio, nel caso in cui ci si rivolga alla tua cooperativa in rosa? “Il matrimonio viene organizzato direttamente dalla nostra cooperativa con il supporto di aziende che forniscono tutto il necessario per la buona riuscita dell’evento. Il nostro è un servizio completo, parte dall’ascolto delle esigenze degli sposi, cercando di soddisfarne ogni loro desiderio e finisce quando vediamo anche l’ultimo degli invitati andare via con il sorriso”.

Un buffet organizzato da Solo donne

Un buffet organizzato da Solo donne

Quante borse lavoro sei riuscita a istituire finora? “Sette, speriamo ovviamente che il numero possa crescere sempre di più a un ritmo costante. In fondo si tratta di aiutare qualcuno, se il numero cresce l’obiettivo è più vicino. Comunque, non solo creiamo borse lavoro, ma assumiamo anche queste donne in difficoltà all’interno del nostro organico”.
Progetti futuri? “Be’, ricordando che siamo in Liguria, con l’arrivo della bella stagione, Vorremmo poter organizzare sicuramente dei matrimoni in spiaggia, anche per poter collaborare con gli enti statali nel reimpiego di manodopera femminile e per mantenere puliti e in ordine i lidi. E chissà che così, qualcuno di nuovo non si interessi al nostro progetto…”.

Dettagli floreali

Dettagli floreali

Da un punto di vista amministrativo-burocratico, quando hai deciso di ‘buttarti’ nel settore wedding, sapevi già come gestire l’attività sotto il profilo contabile-fiscale, non essendo ancora molto normata la figura del wedding planner? “Effettivamente mi sono proprio buttata, basandomi sull’esperienza fatta nella gestione di altri eventi e cerimonie, poi ovviamente mi sono affidata a professionisti che potessero aiutarmi a districarmi in quello che spesso è un mondo caotico, di modo che non vi siano dubbi e le energie possano essere rivolte tutte al perseguimento dell’obiettivo”.
Qualche consiglio per chi intende intraprendere la carriera di wedding planner, quindi? “Come in ogni cosa, ci vuole passione e voglia di fare. Una parte importante di questo lavoro è l’ascolto dell’altro, requisito imprescindibile per poter far fronte a ogni necessità richiesta, e poi ovviamente, un certo gusto estetico”.

[Grazie a Rachele Mandarano per la collaborazione]

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Il momento giusto

Stamattina apro Facebook e mi imbatto in questa frase: “Quando il cambiamento non fa più paura, allora è il momento giusto”. Io che credo nelle coincidenze, nelle cose che capitano quando è ora, la prendo come una benedizione, come una conferma. Perché nell’ultimo periodo di cambiamenti ce ne sono stati e parecchi e spaventosi nella mia vita. Ma non ho (quasi) mai avuto paura. Non perché ero certa dell’esito positivo, non perché abbia i superpoteri o sia supersicura di me stessa, semplicemente perché accanto a me ho la persona giusta con cui affrontarli, semplicemente perché abbiamo così tanta voglia di vivere che la vita non può non ascoltare i nostri desideri.

Il sintomo che la paura non sta agendo, non sta erodendo lo scoglio della speranza, è quando si ricomincia a fare progetti: una persona impaurita è una persona immobile, che non guarda avanti, ma non si gode nemmeno il presente, che subisce quello che le succede senza margine d’azione. Per me e Teo si è appena chiuso un periodo durissimo, il primo capitolo della nostra vita a tre: io, lui e l’inquilino molesto, che abita vicino al suo cuore. Ancora non lo abbiamo sfrattato, ma diciamo che sta facendo le valigie e contiamo di mandarlo via a pedate nel culo il prima possibile. Non che non ci sia mai stato prima, è dieci anni che ci dà il tormento, ma le precedenti volte riuscivamo a farlo sparire al primo colpo; stavolta no, stavolta si è ripresentato con tutto l’esercito e ha preso stanza nel suo respiro.

Nonostante tutto, siamo andati avanti, con il sorriso quasi sempre, e abbiamo continuato a immaginare la nostra vita insieme, anche se per quanto non è dato sapere. Abbiamo continuato a fare progetti, progetti importanti, consapevoli del fatto che per noi sarà il triplo più difficile realizzarli rispetto ai nostri coetanei. Abbiamo in mente di trovarci una casetta tutta nostra, e presto cominceremo a cercarla; abbiamo in mente di sposarci, e presto cominceremo a organizzare il matrimonio; abbiamo in mente di diventare genitori, e presto cominceremo a provarci. Tutti sogni ‘normali’, che avevamo in mente già dall’inizio della nostra storia, ma che prima spaventavano un po’, forse per la giovane età, forse per la paura di non essere all’altezza, forse perché non avevamo la certezza che saremmo stati noi due, per sempre.

Ora di paure non ne ho più: sì, quella di non essere all’altezza è una costante della mia vita, ma poi mi rendo conto che, buttandomi, sono capace di fare tutto. Forse è il momento giusto per cambiare la mia vita, una volta ancora. Mantenendo però come costante te, calamita capace di scombussolare la mia vita e al tempo stesso, Nord che orienta il mio cammino.

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#giovaniconlapiva: e la Partiva Iva non avrà più segreti!

Carolina e Giacomo Casolo sono fratelli, ma questo è irrilevante. Quello che importa è che son giovani, con mille idee che frullano per la testa, di cui una diventata un progetto lavorativo in fase di decollo: nel 2015, infatti, hanno fondato il brand #giovaniconlapiva, una società di servizi e consulenze dedicata ai giovani under 35 che si approcciano al lavoro autonomo. “Il nome gioca molto sullo slang usato oggi per parlare di Partita Iva (piva), ma anche sull’espressione per indicare il tipico broncio milanese – spiega Carolina, consulente fiscale e founder – E così riassume perfettamente l’idea di lavoro autonomo che oggi hanno i giovani”. Un brand nato inizialmente come semplice database di informazioni di natura contabile fiscale e del lavoro per i lavoratori autonomi, ma che con il tempo è diventato un punto di riferimento sicuro e chiaro nella giungla burocratica dell’amministrazione finanziaria italiana, in particolare per i giovani.

“Non solo ci rivogliamo a coloro che vogliono capire come muoversi all’interno del difficile mondo INPS per pratiche di maternità o infortunio o ancora comprendere i documenti utili ai fini Isee – prosegue Carolina – ma il nostro intento ora è di rivolgerci a tutte quelle nuove figure professionali ancora non inquadrate fiscalmente e civilmente in Italia, per aiutarle a cominciare la loro attività e poi gestire la contabilità”.

Soprattutto il mondo del wedding e degli eventi in generale è pieno di queste professioni – party planner, fashion blogger, personal shopper, flower designer, wedding planner – ancora poco normate e di cui la burocrazia scoraggia l’avvio: “Sul nostro sito, che è ora in aggiornamento, si trovano anche delle Smart guide dedicate a queste nuove professioni”.

Un progetto crossmediale, insomma, fatto da giovani per i giovani, che parla un linguaggio giovane e easy, portato avanti anche tramite diversi sottoprogetti collegati. Quali? In primis, con i programmi radio #giovaniconlapiva, tutti i giovedì dalle 11.30 alle 12 su Radio Globale (fm 89.7), e #730nonesolounorario, dedicata ai giovani dipendenti, tutti i lunedì alle 19.30 in streaming su Radio 23. Poi, con il progetto video #diariodiunaconsulente, una raccolta di videointerviste a figure professionali particolari o nuove, volto alla successiva creazione di smart guide fiscali. Infine, con i corsi di contabilità e amministrazione dedicati ai wedding planner, svolti all’interno di quelli organizzati e curati da Angelo Garini. Ma molto altro bolle in pentola: “In uscita abbiamo una rubrica in pillole dal titolo “Start up mon amour”, dedicata a proprio alle start up legate esclusivamente al wedding e sempre in quest’ambito, delle pillole smart per conoscere nuove realtà innovative e giovani, con breve inquadramento fiscale sempre dal taglio easy”.

Se volete conoscere meglio Carolina, Giacomo e il brand #giovaniconlapiva, non potete perdervi il cocktail party per festeggiare il primo anniversario di fondazione, che si terrà sabato 11 giugno dalle 18 in poi a Milano presso l’edificio 16 di Viale Sarca 336: siete tutti invitati, non mancate!

Il logo del brand

La founder Carolina Casolo

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Il dono più grande

“Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”. Ripetetele come un mantra. Anche se le avete già pronunciate sull’altare, anche se non le avete ancora pronunciate, anche se le vivete come la cosa più romantica. Certo lo è… ma cosa fareste se vi toccasse davvero tener fede a questa promessa? Per istinto di protezione o di pura sopravvivenza, di solito tendiamo a fermarci alle cose belle – nella gioia… nella salute… – senza pensare alle difficoltà che potrebbero capitare, ma se capitassero? Cosa fareste?

Irene non ci ha pensato su due volte. Irene per amore del suo grande amore, l’amore della sua vita, ha donato una parte di sé, fisicamente. Irene è Irene Vella, una giornalista in gambissima (suoi sono i servizi del programma “X Style” e “Verissimo” su Canale 5) e una scrittrice ironica e pungente, nonché un’amica: ci siamo conosciute per lavoro anni e anni fa e ora facciamo il tifo l’una per l’altra. La sua ultima creatura è il libro “Sarai regina e vincerai”, edito da Piemme edizioni, ora in tutte le librerie, che racconta la sua fiaba d’amore: quella tra lei e suo marito Luigi, un matrimonio, una figlia – Donatella, 17 anni – e poi il buio. Lui, sportivo, atletico, sanissimo, si sottopone a una visita: la diagnosi è insufficienza renale cronica e la prospettiva è la dialisi a vita. O un trapianto. La brutta notizia avrebbe potuto far crollare tutto. E invece. All’improvviso Irene scopre che le banalità che si dicono sul valore delle piccole cose o sulla fragilità della felicità, sono tutte drammaticamente vere. Ma è vero anche che l’amore ti dà risorse che non credevi di avere. Infatti la decisione viene da sé: donerà a Luigi un suo rene, affrontando la battaglia più difficile e vincendola, insieme. Tanto che è la prima donna italiana donatrice di rene ad avere avuto un figlio. Questa è la sua storia.

La cover del libro di Irene Vella “Sarai regina e vincerai”

Come mai questo titolo? “Ti rispondo con uno stralcio dal mio libro: «Quando avevo dieci anni, mia madre si presentò con un quadro di tricot che recitava: «Sarai regina e vincerai: tutte le cose che vorrai diventeranno realtà». Neanche la Disney aveva mai osato tanto. Il problema è che io ci ho creduto»”.
Cos’è per te la tua famiglia? “È la luce in fondo al tunnel, è la mia forza, la mia ancora di salvezza, tutto quello che sono lo devo alla gioia che mi danno i miei figli e mio marito, senza dimenticare i miei genitori che hanno messo dentro di me tutto l’amore che adesso sono in grado di trasmettere agli altri”.
Luigi: come hai capito anni e anni fa che era lui il tuo grande amore? “Io l’ho capito subito, anche se era la terza volta che ci presentavano. Quando dopo qualche giorno che stavamo insieme mi ha detto: “Sappi che se tu dovessi rimanere incinta e fosse un maschietto, io vorrei chiamarlo Gabriele come zio”. Lui non poteva immaginare che io anni prima avessi perso il mio adorato cugino/fratello per un incidente stradale, si chiamava Gabriele. Avevo giurato a me stessa che mio figlio avrebbe portato il suo nome… Lì ho capito in un secondo che lui era quello giusto, quale maschio di 28 anni pensa ai suoi futuri figli la prima settimana che esce con te?”.
Dalla comunione dei beni alla comunione dei reni: ma come ti è venuto in mente di donare una parte di te a tuo marito, oggi che nemmeno più tra coniugi ci si dona una carezza? “Ti rispondo con una frase del libro: “Poi è arrivato Luigi che in un giorno di gennaio mi ha abbracciato così forte che tutti i pezzi rotti si sono attaccati di nuovo insieme. Come per magia. Ed ho capito di non aver mai amato per davvero. Ed ho capito di non essere mai stata amata per davvero. Perché la verità è una sola: se ti ama ti viene a prendere. Ovunque tu sia. Ti trova e non ti lascia più. Luigi mi ha scelto, ha voluto me e tutti i miei difetti, il mio disordine, la mia gelosia retroattiva e futura, il mio amore per lui matto e disperatissimo”.
Esito della diagnosi di Luigi: disfunzione renale. Cosa provasti? “Ho avuto paura di perderlo, ho avuto paura che il mio principe azzurro mi lasciasse da sola nel mio castello, che senza di lui non avrebbe più avuto motivo di esistere. Ho odiato tutto e tutti, me la sono presa con il mondo e l’unica domanda che riuscivo a pormi era: Perché noi? Perché lui? Poi mi è bastato fare un giro nell’ospedale per capire di essere anche fortunata, noi avevamo una soluzione: dialisi e trapianto. Per altre malattie non ci sono soluzioni. Quindi mi sono rialzata, ho pianto tutte le mie lacrime e ho deciso di combattere sempre con il sorriso”.
Hai mai avuto paura che il trapianto non potesse funzionare, che il tuo gesto fosse andato invano? “Quello mai, io sono una persona ottimista di natura. Nemmeno per un secondo mi ha sfiorato l’idea”.
Sono passati 12 anni: oggi lo rifaresti? “Lo rifarei mille volte più una. È sempre stata la scelta giusta”.
Tu che l’hai fatto, sai spiegarci come si fa a tramutare in fatti “in salute e in malattia, nella buona e nella cattiva sorte”? “Con l’amore. La chiave di lettura è sempre quella. Se tu ami la persona con cui hai deciso di passare il resto della tua vita non puoi immaginare nemmeno per un secondo di rimanere senza. Luigi è il mio migliore amico, il mio amante, il mio amore, il padre dei miei figli. È la metà della mia mela. Noi ci amiamo, litighiamo, facciamo l’amore, ci tiriamo i piatti, e ci prendiamo in giro da sempre. Amore, dialogo e ironia, queste sono le chiavi di lettura per una vita coniugale serena. Almeno con noi ha funzionato”.
Com’è cambiata la tua vita dopo il trapianto? “A parte l’utilizzo quotidiano degli immunosoppressori, è uguale a prima. Anzi più bella, perché la viviamo con una consapevolezza diversa, la normalità è sottovalutata, tutti la danno per scontata quando c’è, come la felicità. Io amo la nostra quotidianità fatta di tazze per la colazione, tavole imbandite per le cene con i nostri amici e poter dare il bacio della buonanotte e del buongiorno ai miei figli. Sono una donna fortunata, mi accontento di poco”.
Cos’hai imparato da quell’episodio? “Che tutto può cambiare da un momento all’altro, per questo vivo la vita a mille, non voglio avere il rimpianto di non averla vissuta al massimo”.
Oggi ti senti un po’ regina? Puoi dire di aver vinto nella vita o ti manca ancora qualcosa per essere davvero felice? “No, io sogno che la mia vita continui così, vorrei solo che il “nostro” rene durasse per sempre… come un diamante. Perché la nostra “nocciolina” (così l’ho ribattezzato nel libro) è la nostra pietra preziosa”.
Sogni nel cassetto? “Visto che quando si sogna bisogna farlo in grande mi piacerebbe che la nostra storia diventasse un film, perché in realtà lo sembra davvero un pochino”.
Un consiglio alle giovani coppie all’ascolto? “Non smettete mai di litigare, parlare, fare l’amore. Se c’è un problema parlate, non lo tenete per voi, solo così si possono risolvere. E per le giovani coppie con figli piccoli di ritagliarsi sempre un po’ di spazio per continuare a essere fidanzati e non solo genitori, l’amore va coltivato. Ah, e sorridere. Sempre”.

Irene con la sua bellissima famiglia

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